ALFREDO DI MARTINO

        538276_123497057787253_1305886644_n  Alfredo Di Martino nasce in Etiopia, da una famiglia benestante ad Asmara città con provincia governata a quel tempo da Negus Haile Sellassie Mariam.

Di padre Italiano,di cui ne pagò l’appartenenza quando alle prime avvisaglie di guerra civile venne cacciato dalle scuole. Suo padre ricoverato in ospedale quando seppe l’accaduto, in gravi condizioni disse :

Lo devo portare in salvo in Italia, fosse anche che lo lasciassi in un marciapiede, ma a Roma.

Organizzò in modo rocambolesco la fuga, e in tre ore erano all’aeroporto. Solo la donna di servizio di suo padre seppe quanto stava accadendo, l’aveva chiamata dicendole che tutto ciò che restava in casa sua lo lasciava a Lei.

Da quattro mesi viveva separato, lui lavorava per i servizi segreti aveva saputo che non era più sicuro restare, e quando disse tutto ciò alla madre di Alfredo, lei non solo non gli credette ma lo accusò dicendogli:  Tu stai inventando questa storia per portare i nostri figli in Italia. Io non voglio andare in Italia .

image003Avendo tentato anche una mezza soluzione la risposta fu: ” Cosa?? No, non mi importa nulla che lo porti per farlo studiare . Alfredo può studiare anche qui ci sono ottime scuole Italiane.” Da due mesi la situazione era in mano agli avvocati, un sacco di soldi buttati al vento, e ovviamente pagare i voracissimi e furbi avvocati.

Mentre sua madre raggiungeva disperatamente l’aeroporto, il velivolo dell’Alitalia con a bordo Alfredo e suo Padre decollava.

Papà e Mamma ci raggiungessero a Massawa ma l’aereo era diretto verso l’Italia, con un solo scalo  in Egitto, quindi l’Italia.

Suo Padre, che nella sua esistenza ne aveva fatte tanteper il Governo Italiano e per il Governo Americano, che cosa rara per un cittadino non degli States, fu premiato con riconoscimento ed ebbe il piacere di fare una foto mentre l’Ambasciatore americano gli stringeva la mano.

Cosa succedette ancora; un giorno al ritorno dalla scuola, in casa, trovò solo la domestica affranta, quando le chiese dove fosse suo padre, ella rispose che aveva avuto un malore ed era stato ricoverato in ospedale, Alfredo  si precipitò di corsa.

Quando vi giunse gli fu consentito solo qualche minuto, un enorme cassetto frigorifero ancora aperto scorreva su carrelli, era morto.

Sua madre chiese di poter allestire la camera ardente, e di poterlo vegliare. Passarono ore, quando era ormai buio, sua madre stanca si era lasciata andare dormendo un po’, ad un certo momento lo vide muoversi, pensò a se stessa, che fosse stanca al punto di vedere ciò che non era. E invece no!, si rimosse, poi un braccio, e la mano del braccio.

Allora scostata l’iniziale paura che come per chiunque si trovi di fronte ad un cadavere che si muove, corse dai medici che prontamente lo tubarono con l’ossigeno,e lo riportarono in rianimazione con il più palese ed inusuale pronunciamento. MORTE APPARENTE.

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