{"id":383,"date":"2015-03-29T15:40:22","date_gmt":"2015-03-29T15:40:22","guid":{"rendered":"https:\/\/toskanamagazine.wordpress.com\/?page_id=383"},"modified":"2015-03-29T15:40:22","modified_gmt":"2015-03-29T15:40:22","slug":"diego-manzi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.innede.net\/toskanamagazine\/?page_id=383","title":{"rendered":"DIEGO MANZI"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align:justify;\"><a href=\"https:\/\/toskanamagazine.files.wordpress.com\/2015\/03\/image501.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-381 alignleft\" src=\"https:\/\/toskanamagazine.files.wordpress.com\/2015\/03\/image501.jpg\" alt=\"image501\" width=\"408\" height=\"353\" \/><\/a>Se veramente l\u2019impresa scientifica, perlomeno quando possa considerarsi progressiva e non ristagnante, n\u00e9 segue un metodo e delle argomentazioni razionali prestabilite n\u00e9 si fonda su dati osservativi neutrali, che differenza c\u2019\u00e8 tra la grande scienza e l\u2019arte? Una provocazione, questa, innescata verso la fine degli anni sessanta dall\u2019irriverente e sferzante critica dell\u2019epistemologo austriaco Paul Karl Feyerabend (1926-1994).<\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\">Secondo l\u2019analisi feyerabendiana portata avanti in Contro il Metodo (1975) e in altri scritti posteriori, infatti, un\u2019indagine che possa considerarsi \u201csensibile\u201d alle reali dinamiche della pratica scientifica e ben informata circa gli aspetti storici della scienza, dimostra che non esiste alcun \u201cmetodo scientifico\u201d o \u201cregola unica\u201d in grado di sovrintendere sub specie aeternitatis ogni progetto di ricerca rendendolo, allo stesso tempo, scientifico e fidato. Una tesi, quest\u2019ultima, che ha comportato la distruzione di qualsivoglia metodologia precostituita e che ha messo capo al noto e sarcastico principio anything goes. Sulla scia di questo \u201canarchismo\u201d epistemologico Feyerabend, noto appassionato di arti figurative e di teatro, giunse in pi\u00f9 di un\u2019occasione ad accostare la figura dello scienziato a quella dell\u2019artista giacch\u00e9 entrambi, piuttosto che seguire pedissequamente norme e metodi astratti, non farebbero altro che elaborare liberamente una pluralit\u00e0 di \u201cstili\u201d di lavoro diversi e incommensurabili tra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\"><a href=\"https:\/\/toskanamagazine.files.wordpress.com\/2015\/03\/image5051.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-384 alignleft\" src=\"https:\/\/toskanamagazine.files.wordpress.com\/2015\/03\/image5051.jpg\" alt=\"image505\" width=\"389\" height=\"430\" \/><\/a>Tuttavia, secondo l\u2019invettiva feyerabendiana, mentre in storia dell\u2019arte sarebbe pretestuoso e fuorviante cercare di confutare una corrente artistica a vantaggio di un\u2019altra giacch\u00e9 ivi risulta pacifica, per cos\u00ec dire, la medesima legittimit\u00e0 di vedere e di percepire il mondo da parte di tutte le correnti artistiche; sul versante scientifico non \u00e8 mai mancata da parte di epistemologi e scienziati la recondita sensazione che il proprio metodo rappresenti piuttosto la strada privilegiata nonch\u00e9 propedeutica verso una presunta nuomenica Realt\u00e0. In realt\u00e0, conclude Feyerabend nel suo ultimo e struggente saggio, \u201cla Realt\u00e0 \u00e8 una donna che non conosceremo mai\u201d in quanto, facendo leva sulla teoria secondo la quale le nostre percezioni sono sempre \u201ccariche di teorie\u201d, essa si limita a darci delle risposte circoscritte ai nostri \u201cquadri\u201d concettuali e giammai definitive e universali. Sebbene, dunque, la grande scienza occidentale non possa affatto considerarsi come una graduale approssimazione vero l\u2019Unica Teoria Valida, essa si \u00e8 trasformata nel corso degli ultimi secoli da \u201cstile\u201d di pensiero in \u201cmostro infalsificabile\u201d dalle cui fauci sono divampati pericolosi miti come la Verit\u00e0, la Realt\u00e0 e il Metodo incapaci, in ultima istanza, di rendere giustizia alla straordinaria complessit\u00e0 e ricchezza dell\u2019Essere.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\">\u00a0Ed \u00e8 proprio per sopperire a questa incapacit\u00e0 che interviene la straordinaria fecondit\u00e0 dell\u2019espressione artistica in direzione della quale anche la scienza dovrebbe tendere. L\u2019arte a cui si riferisce Feyerabend, tuttavia, non \u00e8 certo la pittura scientifica tanto caldeggiata dall\u2019Alberti e dal Vasari, bens\u00ec quelle correnti avanguardiste come il dadaismo e il teatro di Ionesco attraverso le quali ci si propone, per cos\u00ec dire, di criticare e mettere in mora, anzich\u00e9 confermarle e lucidale, quelle \u201clinee di partito\u201d figlie dell\u2019autorit\u00e0 di una Ragione che, malauguratamente, \u00e8 diventata troppo ingombrante e onnipresente nelle nostre vite tanto da pregiudicarne uno sviluppo che possa considerarsi libero, sano e aperto al ricco oceano dell\u2019Essere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se veramente l\u2019impresa scientifica, perlomeno quando possa considerarsi progressiva e non ristagnante, n\u00e9 segue un metodo e delle argomentazioni razionali prestabilite n\u00e9 si fonda su dati osservativi neutrali, che differenza c\u2019\u00e8 tra la grande scienza e l\u2019arte? Una provocazione, questa, innescata verso la fine degli anni sessanta dall\u2019irriverente e sferzante critica dell\u2019epistemologo austriaco Paul Karl Feyerabend (1926-1994). Secondo l\u2019analisi feyerabendiana portata avanti in Contro il Metodo (1975) e in altri scritti posteriori, infatti, un\u2019indagine che possa considerarsi \u201csensibile\u201d alle reali dinamiche della pratica scientifica e ben informata circa gli aspetti<a href=\"https:\/\/www.innede.net\/toskanamagazine\/?page_id=383\" class=\"read-more\">Read More<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.innede.net\/toskanamagazine\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/383"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.innede.net\/toskanamagazine\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.innede.net\/toskanamagazine\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.innede.net\/toskanamagazine\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.innede.net\/toskanamagazine\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=383"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.innede.net\/toskanamagazine\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/383\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.innede.net\/toskanamagazine\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=383"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}