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se lo sapevo non nascevo di Maurizio Ortuso

417fswvvnhl-_sx331_bo1204203200_Il periodo più bello della mia vita fu quando ero nel grembo di mia madre, lì stavo davvero bene. Mangiavo a sbafo, non mi disturbava nessuno, non dovevo lavorare, mi sentivo al sicuro e mi facevo delle lunghe dormite senza essere infastidito. Solo ogni tanto mio padre insisteva nello spingermi più in dentro, fortunatamente le sue torture duravano solo pochi minuti. Il giorno più brutto fu quando mia madre decise di buttarmi fuori e mi fece passare le pene dell’inferno, mio padre non c’era poiché era andato allo stadio a vedere la partita. I soldi per farmi nascere in una clinica privata com’è successo al Principe di Monaco non li avevano. Perciò come primo incontro ebbi la sfortuna di trovarmi davanti a me un’ostetrica alquanto isterica, solo nel vederla mi misi a strillare e lei presa dal panico cominciò a sculacciarmi a più non posso. Fu un travaglio quel giorno che non vi dico, dalla fretta di buttarmi fuori mia madre non mi fece neanche lavare prima di uscire, mi scagliò nella vita tutto sporco e inzuppato di non so quale strano fluido, senza chiedermi se volevo nascere. Fin dai primi giorni avevo capito che ero nato nel periodo sbagliato e nel luogo meno adatto. Mi disperavo e quando strillavo per farmi notare mia madre tempestivamente mi stringeva al suo petto rifilandomi in bocca un capezzolo, e quello, in effetti, non mi dispiaceva, ma era l’unico sollievo a quei tempi. Per il resto non vi dico, quando la gente mi guardava, cominciava a ridermi in faccia e a fare strani gesti, alcuni mi scattavano delle foto, altri cominciavano a sventolarmi in faccia strani pupazzi. Nella continua ricerca di dare un valore alla nostra vita spesso trascuriamo che il nostro modo di vivere non è per nulla ovvio e che debba per forza di cose avere un senso. Tuttavia il titolo di questo libro potrebbe sembrare tentatore e a qualcuno di voi troverebbe lecito persino pensare che io sia un folle e che abbia deciso in tarda età di scrivere un diario oppure una mia personale biografia. Me ne sono guardato bene, non solo perché tanto non v’interesserebbe, ma non sono mica così folle che vado a spifferarvi tutta la mia vita, oltretutto, quella che ho vissuto tutti i giorni. Ecco, perciò voglio premettere che il significato del titolo non ha niente a che vedere con un diario oppure un’autobiografia, tanto meno una protesta da parte mia, poiché con il tempo mi sono adattato a vivere in quest’epoca e ho cercato di osservare la vita che mi circondava dimenticando quel brutto incontro che feci il primo giorno in questa realtà con quell’isterica di ostetrica. Comunque il contenuto vuole raccontare senza tanta ironia che noi tutti i giorni ci alziamo a vivere una nuova vita e tutti i santi giorni pensiamo e facciamo qualche cosa per noi e per qualcun altro, ecco il vero titolo senza un sottointeso significato. L’errore che si fa tutti i giorni è di credere che la vita sia incapace di cambiare, che una volta presa una strada, sia quella obbligata da percorrere. Il destino invece ha molta più fantasia di quel mondo mediocre che ci circonda. Proprio quando crediamo di trovarci a vivere una vita senza via di speranza, quando raggiungiamo dentro di noi il picco massimo di disperazione, improvvisamente, molto velocemente con la stessa velocità del vento, tutto cambia, si stravolge, e da un momento all’altro e tutti i giorni può accadere che ci troviamo a vivere una nuova vita. Questo accade quando ascoltiamo dove ci porta il cuore e non le solite chiacchiere della gente sospettosa. Questo è quanto potrebbe capitare a noi tutti. Non rispondere agli appelli del nostro cuore, non fare nemmeno un cenno, vuol dire essere degli ingrati versi noi stessi, anziché, chi non ha nient’altro da fare oltre quello d’esaminare il nostro modo di vivere.

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