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ANDREA TASSELLI

image1069La scoperta della trama

del cosmo

Nature”, noto giornale d’informazione scientifica, ha da poco pubblicato la scoperta di un’immensa rete di filamenti cosmici situata nello spazio profondo. L’impresa è stata compiuta da un gruppo di ricerca composto da cinque persone, di cui tre fanno parte dell’eccellenza scientifica italiana: Sebastiano Cantalupo, Pietro Madau (dell’Università della California a SantaCruz) e Fabrizio ArrigoniBattia (del MaxPlanckInstitut per l’astronomia a Heidelberg,).   L’equipe di ricercatori ha potuto osservare la rete di materia soltanto grazie all’interazione della radiazione emessa da una sorgente quasar, che ha illuminato gli atomi di idrogeno della trama cosmica.

Tuttavia, a contribuire al successo degli astronomi, ci ha pensato un telescopio enorme, lungo ben dieci metri e presente alle Hawaii presso il WM Keck Observatory. Dai risultati della ricerca è emerso che la struttura cosmica osservata ha un’estensione di 460 kiloparsec, ovvero di un diametro di quasi due milioni di anni luce.

L’oggetto in questione, quindi, possiede una dimensione tale da poter ospitare la nostra galassia per 7,5 volte.

Si tratta di un oggetto decisamente eccezionale: è enorme, almeno due volte più grande di qualsiasi nebulosa rilevata in precedenza, e si estende ben oltre l’ambiente galattico del quasar”, dichiara Cantalupo.

Stando all’attuale modello cosmologico, inoltre, la rete di filamenti cosmici rispecchia perfettamente i risultati delle simulazioni effettuate al computer. Secondo la versione moderna dell’interpretazione del Big Bang, infatti, in seguito all’esplosione primordiale, la materia oscura si sarebbe dovuta distribuire secondo una fitta e complessa trama cosmica.

Abbiamo studiato altri quasar in questo modo senza rilevare questo gas esteso”, continua Cantalupo. “La luce di un quasar è come un fascio luminoso, e in questo caso siamo stati fortunati che la torcia fosse rivolta verso la nebulosa, illuminando il gas.

Pensiamo che quello che abbiamo osservato sia parte di un filamento che può essere ancora più esteso”.

D’altronde queste osservazioni hanno messo in evidenza la possibile presenza di alcuni errori nelle attuali simulazioni effettuate al computer.

Il fascio osservato, infatti, risulta essere presente in una quantità almeno dieci volte superiore degli attuali calcoli, lasciando ipotizzare che gli attuali modelli teorici non tengano conto di alcuni particolari processi fisici.

Tuttavia, la scienza procede proprio così: quando sembra di essere arrivati alla soluzione di tutti i quesiti, spunta sempre qualcosa che non si trova al posto giusto; ed è proprio lì che si compiono le grandi scoperte.



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