L’EUROPA, QUESTA SCONOSCIUTA! CHIARA BERNARDI

Si sente sempre più parlare (male) dell’Europa.

Par8294904-kOOE-U43120602403384UyC-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Non troppo tempo fa si sentivano anche le urla di qualche politico nostrano che incitava “usciamo dall’Europa e dall’Euro!”.

Questo astio è dovuto sicuramente al carico fiscale che Bruxelles ci impone, tuttavia l’Unione non è solo imposizione economica e spread.

Oltre a questi elementi che sembrano caratterizzare maggiormente l’Europa dal punto di vista giornalistico, non si deve dimenticare di citare l’altra faccia della medaglia, ovvero l’ingente quantità di fondi che l’Europa mette a disposizione dei Paesi membri.

Ecco, sarebbe meglio intitolare l’articolo “Fondi europei, questi sconosciuti”.

Renzi-6752-675x275Si perché, magari non tutti sanno che l’Italia è uno dei Paesi che maggiormente contribuisce a formare il bilancio comunitario, ma al contempo è uno dei Paesi che si posiziona come fanalino di coda in Europa nell’utilizzo e nella gestione dei fondi comunitari.

Una recente ricerca dell’Eurispes ha dichiarato che il Bel Paese spende meno della metà dei fondi che ha a disposizione.

In tempi di crisi come questi, leggendo questi dati, viene da dire che è un vero e proprio sperpero di denari pubblici.

Questo fatto è ancor più grave se si considera i dati della disoccupazione giovanile in Italia.

Proprio questi fondi infatti potrebbero essere la base per far ripartire il mercato del lavoro giovanile.

ghr1020Per esempio con questi soldi si potrebbero finanziare corsi di formazione per giovani neet; e perché no, prevedere, oltre al corso, anche un eventuale stage formativo.

Ovvii i benefici che ne deriverebbero: il giovane potrà inserirsi nel mondo del lavoro con più facilità, l’azienda invece si ritroverebbe con una “leva” da formare e far crescere all’interno della propria struttura. Il tutto, a costo zero.

Ecco questi dati sono allarmanti se si considera il periodo storico e lo spreco che ne deriva.

images (2)Tuttavia l’Europa, che tanti definiscono “cattiva”, dà all’Italia un’ulteriore possibilità. Le concede di utilizzare i fondi non spesi della precedente programmazione fino al 31 dicembre 2015.

Con l’auspicio di vedere investiti questi finanziamenti nel migliore dei modi da chi ne ha le competenze, spero che il Bel Paese possa “imparare la lezione” e posizionarsi in prima fila nella gestione dei fondi Horizon 2020.

         Chiara Bernardi

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